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Festa di San Rocco del 1978
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San Rocco e Carife
San
Rocco e una delle figure più rappresentative delta Chiesa e della
società del Tardo Medioevo; appartiene ad una categoria di uomini tutta
particolare che, seguendo da lontano e subendo da lontano l’influsso di
S. Francesco d’Assisi, ha dato alla società del tempo l’indicazione
di una apertura sociale intensa e determinante. Certo, a distanza di
secoli, gli eventi si leggono sotto un’ottica del tutto particolare o
secondo diottrie ideologiche, però, il movimento del Poverello d’Assisi
operò nell’Italia e nel mondo una rivoluzione integrale e profonda da
costituire ancora oggi un punto di riferimento assoluto per la civiltà
degli uomini.
Il senso d’amore che Francesco ebbe per tutti gli uomini, la fratellanza
che cercò di realizzare tra le classi sociali del tempo, lo spirito di
povertà che proclamò sovrano per abbattere egoismi ed arrivismi,
occulti, manifesti o spietati, furono bandiere che, sui bastoni di una
società chiusa e violenta, garrirono al vento del progresso e delle
innovazioni.
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Nacquero i Comuni, le
libere municipalità, le famose categorie o corporazioni di arti e
mestieri che hanno reso possibile la democrazia in Italia e nel mondo,
innescando un processo di liberalizzazione dall’asservimento, dalle
angherie e dagli autoritarismi di ogni genere.
S. Rocco, per lunga tradizione, é annoverato fra i terziari
francescani, (l’Ordine Religioso esterno ai fiati e alle suore), i
quali, vivendo nel mondo, nelle loro famiglie, dovevano rifèrirsi agli
ideali di Francesco per diffondere amore e realizzarlo nella vita
sociale.
S. Rocco fu artefice dell’amore e realizzatore, nell’insieme, del
più alto ideale di vita cristiana.
E' vero, intorno alla sua fulgida grandezza a volte è sorto qualche
elemento leggendario, che i popoli spesso aggiungono alle gesta dei loro
eroi per dare maggiore splendore alle loro aureole, (è questo un
elemento di fatto che neppure i moderni, i cosiddetti civilissimi della
storia trascurano); però, un fondo di verità assoluta e storicamente
accertata esiste.
S. Rocco è francese, nasce a Montpellier nella Francia meridionale dove
muore nell’agosto del 1327.
Se abbia studiato o meno nella celebre Università della sua città
(Sede Universitaria fin dal 1160, con Facoltà di Medicina, Farmacia,
Diritto Civile e Canonico, Scienze e Botanica, già sede centrale degli
Stati di Linguadoca e Centro di Cultura, ma soprattutto di fede
Cristiana) non possiamo affermarlo con certezza; che sia il figlio del
feudatario, signore assoluto della Regione, e quindi successore nel
comando e nel dominio è probabile, ma che sia stato pellegrino d’Amore
per l’Italia questo è incontrovertibile e nessuno l’ha messo in
dubbio.
Il Cristiano del Medioevo aveva una spinta interiore formidabile per
visitare i luoghi rappresentativi della Fede: Roma, Gerusalemme, S.
Giacomo di Compostella, etc.
Erano questi i ritrovi e i richiami dello Spirito, un ritorno alle
origini e alle Sorgenti di Vita, un po’ come oggi si verifica tra noi
che corriamo a Lourdes, a Fatima, o come noi del Sud a Pompei e
Montevergine.
Roma "Caput Mundi" e Sede del Papa, Tomba di S. Pietro, Primo
Papa, aveva un’attrazione particolare sull’animo medioevale.
S. Rocco fu preso dalla febbre di Roma e con l’abito del Pellegrino
iniziò a piedi il viaggio penitenziale verso Roma.
Stenti, fatiche, privazioni non lo fermarono; vide Roma, ma trovò l’Italia
in una prostrazione enorme per il dilagare della peste descritta anche
dal Petrarca e dal Boccaccio.
Lo spettro della morte era ad ogni angolo di strada e i fratelli che
cadevano sotto la falcidia del male erano innumerevoli.
Commista alla morte c’era la fuga dei parenti, degli amici, dagli
appestati per cui l’ammalato era condannato anche alla solitudine e
alla disperazione.
In tale contesto di condizioni disumane brillò la forza d’animo di S.
Rocco che, memore del Vangelo e di S. Francesco, che abbracciò il
lebbroso guarendolo, si fermò nei luoghi della peste prodigandosi in
maniera totale ed assoluta per gli appestati. La paura della morte non
lo toccava, non perché fosse stoico, ma per l’ardore di vita
cristiana che sentiva nell’anima e che proiettava al di fuori.
Erano estranei, sconosciuti gli appestati e per giunta pericolosi, per
gli altri, ma non per lui che in essi vedeva l’immagine di Gesù: ero
ammalato e siete venuti a visitarmi.
Questo richiamo evangelico lo sorresse in tutta la sua azione
assistenziale e protettiva e gli diede lena e potenza fino a quando anch’egli
fu colpito dal Male.
L’arte cristiana ha raffigurato S. Rocco vestito da pellegrino, con
una piaga sul ginocchio e un cane che gli porge un pezzo di pane. E la
storica fotografia di un ambiente e di una circostanza di alta
significazione morale.
S. Rocco nell’Italia del Nord contrae la peste, per non essere di
pericolo a nessuno per il suo male si ritira in una grotta deserta e
abbandonata. Ogni giorno il cane del Signorotto del posto sottrae dalla
mensa padronale un tozzo di pane e lo porta nella spelonca
Guidato da mano non umana1 perché S. rocco ha sacrificato la vita per
gli altri, non muoia nell'abbandono e nell’inedia.
La curiosità spinse il Signorotto a seguire il suo cane e fu colpito
dallo spettacolo che gli si parò dinnanzi. Accorse la città, ma di li
a poco, guarito riprese il suo pellegrinaggio perché anche la sua
patria fu colpita dal morbo e visse cinque anni a Montpellier.
Qui c'è un intreccio di storia e leggenda; si racconta
che fu gettato in prigione dallo zio usurpatore del feudo e che alla
morte brillò una corona sul capo con l’indicazione della sua
identità; altri sostengono che mori di stenti dovuti alla sua vita di
missionario dell'amore; altri, addirittura. che curando gli appestati
fosse stato colpito dal male.
Tutte e tre le motivazioni mettono in luce la grandezza del suo animo.
Entrò subito nella realtà della storia per eminenza di fatti: durante
la vita guarì molti appestati, dopo la morte i prodigi aumentarono per
cui la cristianità lo proclamò Santo e protettore contro la peste.
Il popolo cristiano lo venerò ad altissimi livelli e il suo culto,
specie in Italia, dove vivissimo era il ricordo del suo passaggio, per
il ripetersi della tradizione orale, ebbe generale rilievo anche per
ragioni obiettive... Quando la sciagura inevitabile incombe, l’uomo
ritorna alle origini e va alla ricerca dell’ancora di salvezza, scarta
tutte le mezze vie, i tentativi più o meno maldestri di spiegazioni e
soluzioni e guarda lontano, lì dove c’è il Padre Nostro.
L’Italia agricola che, contro la moria delle bestie, degli armenti,
non vide altra soluzione se non Dio per la salvaguardia dei mezzi di
vita e di sussistenza, pose S. Rocco, come l’unico vero pastore degli
ovini in maniera particolare, ricavandone intercessione, aiuto e
miracoli.
Altra spiegazione logica non può trovarsi per renderci ragionevole il
culto che la nostra gente ha avuto per S. Rocco, che non è stato
considerato come un santo straniero, ma un fratello di casa nostra.
Oggi l’umanità ha bisogno di uomini come S. Rocco per dare contorno e
risalto ai valori della vita, perché i Santi non sono degli idealisti
incantati fuori dalla realtà, come affermava Rénan, ma sono invece
degli Uomini autentici che, per intelligenza ed equilibrio morale,
costituiscono guida sicura per l’umanità.
L’esasperazione dei problemi sociali su scala mondiale sta
raggiungendo livelli di tensione altissima.
C’è bisogno, quindi, di una controrivoluzione a quella che è in
atto: allo scadimento dei valori reali operati nell’arte, nella
politica, nel vasto panorama delle istituzioni, nei rapporti umani e
familiari, c’è bisogno di opporre una ricerca di valori autentici
della Società, che non trovano fondamento nella friabile coscienza
moderna, ma in qualcosa di definitivo e di immutabile, diversamente, è
vana l’opera dell’Uomo.
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